

Principi e principesse. Inutile salvare pagine e immagini in testa, con cavalli che sfrecciano al galoppo tra foreste nere e rospi che li lecchi solo per allucinarti di favole. [Cra cra]
E amare non serve poi a molto se non a cascare dal pony.[Le proporzioni a questo mondo sono tutto]
Un pò piccola.
Mai abbastanza per ricordare come finiva [come finiva?].. sporchi e cattivi? infelici e poltroni? sposati e poi divorziati?
Tutte quelle cenerentole e biancheneve, avessero fondato una società di catering, comprato una borsa di panno, fatto un abbonamento a 11 euro per una tv a pagamento.. invece no, volevano vivere felici e contente [clap clap per la genialità].. ma quì di favole non se ne vede neanche uno scorcio [per la miseria].
Ridiamoci amari.
E poi capitombolo. [sbam]

Domani ho un esame.
Bene.
È un esame importante ( sì, sì con la testa e gli occhi inumiditi).
E allora qualcuno potrebbe per favore dire a mia mamma che no, non è il caso di ridere sguaiatamente che qua c’è gente che ha bisogno di compostezza e silenzio (sto cercando di distinguere un fono sonoro da uno sordo, è tutta questione di corde vocali vibrrrrrrranti ).
Eh? Vado io.
N’attimo.
…
Beh.
Mio-iddio. Sono preoccupata.
Sta ridendo. Con la tipica risata-risucchio che si espleta in un sospiro abnorme dovuto all’eccessiva contrazione degli addominali che pure la biondina di media shopping, che vende il “creatore di addominali senza fatica né sudore, se non profumato ai frutti di Panema”, non riuscirebbe a resistere a una risata così. Ha quasi le lacrime. Sono preoccupata, dicevo.
N’attimo.
Ok, io..sì, è mia mamma, ma non mi prendo nessuna responsabilità. Sì, anche io rido per cose un po’.. ma non così. Ma questo accade forse per quel gap generazionale di cui parlava il mio prof di inglese delle superiori. Un grande uomo.
Siamo seri. Questi sono i tipici momenti in cui vorrei avere vicino, o per lo meno in collegamento dagli studi di Milano, il buon vecchio dottor Raffaele Morelli.
Ma lui non c’è. Già sarà con Mauri in qualche losca bettola a psicanalizzare donne dai facili costumi e dicendo “ è giusto, purchè sia illegale, psicologicamente deleterio e con risvolti sessuali, allora , sì, è giusto”. Quanto mi manca il suo modo ineffabile di sistemarsi gli occhiali. Sospiro.
Credo che mi comprerò una dolcevita come una di quelle che lui è tanto avvezzo portare. Sono quei particolari che ti danno subito un certo tono.
Stavo tentando di cambiare discorso, di distrarre la mia attenzione dall’aria che si riempie di condiscendenza da parte di mio padre, dallo sguardo perso nel vuoto di mio fratello che è un po’ come se parlasse, lo sguardo ( mi hanno adottato , ti prego, fa che mi abbiano adottato ), dalla risata malandrina che mia nonna cerca di contenere ( lei è molto suscettibile e di facile corruzione ), ma è ancora là che ride. Mia mamma. Imbarazzo.
Premetto che è un’insegnante della scuola materna del paese. Donna dalla spiccata creatività, apprezzata per il suo lavoro ineccepibile, che ha instaurato un rapporto molto confidenziale con i “suoi” bambini. Non Maestraaaaa, non Marinaaaaa ( mia mamma), ma Mariiiiii !
Che vogliamo farci, credo che abbia scelto questo lavoro per non essere presa per pazza il giorno in cui deciderà di rotolarsi sul tappetto insieme ai bambini.
Veniamo al dunque. A ciò che tanto sollazza il suo gaudio. Ciò che le scrive come marchiato a fuoco sulla fronte “gioconda”. Ciò che le fa arrossire il naso, manco fosse ‘ambriaca.
Si tratta di un episodio di vita vera, vissuta.. quelli che mi fanno più paura.
Ebbene qualche tempo fa, uno dei gagnetti della sua classe [descrizione veloce: il tipico dennis la peste, per intenderci, e con un notevole accento pugliese] le fa con sguardo accigliato e un po’ mafioseggiando [ che me lo vedo proprio vestito alla corleone, col gilettino e il cappello calato sugli occhi, tutto ciò sempre distribuito nel suo metro d’altezza ], riferendosi ad un grazioso vietnamita, suo compagno di marasmi e baldorie [4 anni, dico, 4 anni]
Mariiiii
Dimmi?
Che hai visto il Cinese?
ahahahah.. ahahah.. ahah.. ah.. ehm..
Si sta spanciando.
Sono preoccupata.
E poi ci dicono che i giovani d’oggi non sono seri. Che una volta si stava meglio. Io non so che facesse mia mamma, ma di sicuro peggio di così non poteva starci.
Vado a sedermi in un angolo. Mi terrò le ginocchia al petto. E poi, con noncuranza, inizierò a dondolarmi come il bimbo del Sesto Senso.