mercoledì, 28 febbraio 2007

NoN E' mAi TrOpPo TarDi



È una settimana che aspettavo. L’ultima colazione in compagnia di quel pessimo dente del giudizio che tanto aspirava a crescere storto ( mandiamolo a stendere tutti insieme per una sorta di rito tribale che ci unirà d’ora in poi sempre più). Alle undici entro dal dentista e già lì sto per compiere un omicidio, seppur involontario comunque omicidio. Si trattava di una nonnina dal golfino rosa pallido intonato con il colore dei capelli che, mioddio, nonnina bella, cambia parrucchiere e che stavo per condurre a morte sicura sbattendole la porta dello studio in faccia dati anche i suoi riflessi arguti. Poi sala d’aspetto.. minuto più minuto meno.. 15 minuti evvabbè.. mi fanno accomodare nella saletta in cui, io, sottolineo, non, e risottolineo, non vorrò mai più entrare. A questo punto si affaccia il dentista che, ebbene sì, è il cugino del famoso Dottor House nonché probabilmente parente di quel vecchio briccone di Dick Van Dike.

Buongiorno cara, tutto bene?
Certo
(la sua delicatezza mi colpisce come una frustata..ma non so.. sai com’è.. mi devi levare un dente).
Allora facciamo subito l’anestesia.
Annuisco pensando alla sensazione di formicoloso sbigottimento che prendono le mie guance quando sottoposte a simili esperienze.
Un bel pizzicotto. Ce lo adagia, gagliardo, sulla mia faccia e poi fa all’infermiera nuova "sa signorina è che questa ragazza l’ho vista crescere " (fortuna sua eh, perché io al deperimento delle sue borse da viaggio sotto gli occhi malandrini non ci tenevo affatto!).

Ti senti la faccia come un palloncino? Fa l’infermiera sbucando cinque minuti più tardi dallo stipite della porta.
Mah.. dipende da che tipo di palloncino prendiamo come prototipo. E poi vogliamo ragionare su scala graduata o prendiamo un campione e lo analizziamo per categorie?
E se ne va. Non dev’essere una grande giornata, questa, per gli abitanti del magico e fatato mondo del mio Dentistaus.

Sebbene si divida tra diverse salette perché ottimizzatore di tempi e profitti (parliamo di un uomo in grado di destreggiarsi tra x da  trapanare da una parte e y da otturare dall’altra parte), ogni tanto fa capolino sempre più contrariato per sapere “Ha fatto effetto? E non senti più mezza lingua? E metà labbro? Eh ? Eh?” al mio diniego opta per una soluzione drastica “Diamogli una botta”.
Mi scusi? Chiedo tra il faceto e l’obbrobrio. Uomo dal linguaggio ambiguo si riferiva all’insinuazione di altro liquido doloroso nella mia gengiva.
Punturina punturina e punturina, dopo avermi torturato fa all’infermiera pienotta e di giovine età “Prenda il bisturi”.
Il.. il.. bisturiiiiiii?
E, dico, che io un bisturi non so manco bene come sia fatto. A me non mi s’è mai tagliuzzato nulla, uè.
Ma come diceva un vecchio saggio c’è una prima volta per tutto e per equilibri cosmici e sfighe intergalattiche per tutti.

Non oso andare avanti nel racconto dell’episodio, che ammetto mi ha segnato profondamente. Senza contare il fatto che io tengo alla salute di chi è suscettibile a dissanguamenti, carni, gozzoviglie e quant’altro.

Eppure sono sopravvissuta e l'altro ieri ho fatto l’ultimo controllo. Dentatura in buono stato, potrei darmi anche al vampirismo o allo stappamento di bottigliette di analcolici pregiati dal gusto caramelloso e dall’incestuoso insinuarsi nei mercati mondiali per accaparrarsi la maggior parte possibile della canna da zucchero globale.

Sì. Potrei fare tutto ciò. Ma io prediligerò una bella lavata alle mandole acerbe che tanto decantava il buon vecchio Gabriele e subito dopo giù di collutorio.
Il Capitano della pasta dentrificia sarà ben che fiero di me.
Yuppi!


postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 20:09 | link | commenti (5) | commenti (5) [popup]
martedì, 27 febbraio 2007


Voi siete

all'incirca
..mmm..
qui.

Stavo a pensare ennò dai, che è sta mosceria!?
Insomma è un periodo che se avessi 40 anni penserei ad una menopausa precoce, ma io qui sono lontana da qualsiasi sindrome premestruale o cose che c’entrano con ormoni impazziti e danzerini. Ok, si sta a fare primavera, ma anche no. Che tempo, eh? Beh beh..
Sì, sono provata, ma tutto ciò ha il senso di un lombrico steso al sole con una pina colada in una delle zampe.
Mi sento un po’ come spiaccicata tra la Papuasia e l’Australia del Sud e tutto ciò probabilmente in ricordo flebile di quel che accadeva alle mie spalle durante le ore liceali. Quella cartina dell’Oceania non si capì mai che cavolo ci stesse a fare là dietro. Già, era un po’ come inseguire i canti degli aborigeni, intimi amici del mio prof di inglese, per le lande vegetose a tratti e desertiche a puntini di quell’immenso insulare.
Io, allora, non credevo in molto se non nella sveglia puntata ogni mattina alle sei e mezza, un orario che ha spesso indicato l’ora in cui poggiavo la mia testa inamidata di gioventù su quel cuscino che tanto soffre della sindrome da divano di Homer. (vedi segno di chiappe)
Oggi mi ritrovo a constatare con mio grande rammarico che alle sei e mezza sono di nuovo in piedi pronta per seguire le lezioni eccessivamente mattutine che i docenti mi propinano quando il sole ancora a smuoversi proprio non ce la fa. E dovrei farlo io? Ebbene il mio senso del dovere sa stupirmi ancora, dopo tanti anni di convivenza e di routine consolidata.

Ti voglio bene, mio senso del dovere. Grazie per il supporto che mi accondiscendi pur sommando gli scazzi e la pigrizia della mia persona. Grazie, grazie e, perché no, ancora grazie.


Fino a quando durerà? Chiedeva Grande Puffo riferendosi a Puffo Dormiglione..


postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 19:49 | link | commenti (4) | commenti (4) [popup]
giovedì, 15 febbraio 2007

UN CASO DISPERATO



FRATELLO : 
Sei proprio una sfigata.

IO :
Mmmh.

FRATELLO : Adesso mi verrai a dire (assumendo una posa da intellettualoide, ricorrendo all'uso di sole vocali aperte) “e no, è solo una festa costumistica”, nevvero?

IO : (Rifletto)

FRATELLO : Ma chi ti pensi? Di essere? Con chi credi di avere? Acchèffare? Si tratta di personalità. Sai che cos’è la personalità? E no che non lo sai, non ce l’hai! Dico, manco non c’avessi il tipo. Cos’è, è lui? È lui che non voleva festeggiarlo e ti sei fatta abbindolare, eh? Da quel burbero gringo messicano!

IO : Ma che dici?! È una scelta personale, un’intesa intimistica che ho raggiunto con il mio essere.

FRATELLO : Sì, sì certo. Che poi tutti sti cuori, rose, cioccolatini. Tutto sto rosso fa troppo comunista, no? E allora perchè no? Eeeeh?
(Poi come se avesse avuto un’illuminazione Già. Ma lui, lui non era un comunista? Ma come te o di più? Beh, perché almeno una margherita..

IO :  (che ho scelto la via dello zen) Ma no, guarda che è solo che, io, San Valentino, negli ultimi anni, non l'ho proprio più sentito.

FRATELLO : (Mi guarda torvo, si ricompone e sollevando pollice e mignolo all’orecchio)
Pronto San, ci sentiamo dopo il 14 allora..

IO : Mi dò virtualmente una pacca in fronte.



E dopo dieci minuti di silenzio, in cui avevo ritrovato l’adatta concentrazione per espandere la mia esperienza estetica per il mio esame filosofico, tentando di autodistruggere, nel frattempo, le cellule nervose infettate da questa conversazione..


FRATELLO : E così non hai festeggiato San Valentino.
(Sospira, scuotendo la testa)


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martedì, 13 febbraio 2007



I soLd mY soUL FoR a oNe NigHt StAnD



        

Mi trovavo tra conigli e barattoli di marmellatad’arance.
In questo mio sogno,
perché ho poi capito che era solo un sogno.
Sì, nulla di più.Era cominciato tutto come oniricità
allo stato puro. Io che sognavo di prendere un aereo e
di cadere senza paracadute in un cilindro. E nella caduta
ricordo margherite giganti fucsia, arancioni e gialle
che piovevano giù per finire in un vaso poco distante
dal cappello. Atterro.
Ahia.
Mi dicevano che i cilindri sanno essere più
nobili d’animo. Preservo gli occhi da vista
inopportuna. Si aprono le dita e i suoi occhi chiari
sanno di gatto. Salve.
Sembrava ci aspettassimo all’angolo di quel
tondeggiante cilindro. Gli esplodono in faccia una manciata
di foglie gialle, non quelle foglie autunnali che
sembrano dipinte con colori presi da tubetti di
colore diverso, no no, delle foglie gialle e basta.
Un po’ stupido il gioco che fa. Passa oltre. Uno e
due
e tre. Saltella sulla testa di piccoli principini.
E ora che è lì, aspetta. Tan tan. Tamburella
un po’. E va. Le suore chinano il capo, ciao ciao.
Passano oltre, una si gira e fa l’occhiolino. Click.
Di colpo buio. Troppo buio, così sbircio dal parabrezza inclinando un po’ la testa e ne hai mai viste così tante di stelle da una macchina?Sì, solo una volta, ma non me lo ricordo più o forse lo metto in un cassetto perché non mi scappi che gli farebbe male.Sterza! Il marciapiede! Ma dove vai?! Si apre il cruscotto ed escono fondi di caffè. Polveri che si disperdono in soffi e poi in fluidi che sanno di ristretto, di l u n g o e poi macchiato.



postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 23:19 | link | commenti (6) | commenti (6) [popup]
sabato, 10 febbraio 2007

Questa è una storia poco felice,
anzi per nulla
(astenersi se sensibili, depressi o in qualunque modo contagiosi, c'ho già i miei problemi, io)



Per la serie che “una volta intrapreso un sentiero cerebrale confuso e altrettanto tortuoso è cosa buona e giusta tentare di restarci ben saldamente piantati” continuerò col filone ittico  (ampiamente argomentato nel post del 9 gennaio) per non rischiare che cambiando strada un qualche trasmettitore nervoso si alteri come un porcospino in amore. E non voglio entrare nei dettagli.

Oreste, oggi, è un pesciolino quantomeno grazioso, ma quando giunse per la prima volta a casa mia non potei frenare il pensiero di quanto fosse brutto ed anemico. Praticamente era trasparente. Eppure mi avevano giurato un pesce rosso. Eppoi era piccolo, diciamolo, era proprio rachitico. Per fortuna nel giro di qualche settimana, grazie alle cure amorevoli di tutti i famigliari e all’amicizia di Orazio è molto migliorato.

Ma vorrei soffermarmi proprio su Orazio. Un essere meraviglioso dal temperamento mite, dalla ormai defunta intelligenza. Sì, perché a metà estate se n’è andato e oggi questo vuoto manco il povero Oreste può tentare di colmarlo. E sicuramente non ci riuscirebbe un qualsiasi altro pesce rosso. (Forse uno blu, ma non ne sono sicura, ecco).Perché era Orazio il pesce rosso con cui pensavo avrei condiviso la mia vita.
Mi vedevo con lui nella mia casa “da grande”, gli avrei comprato un bell’acquario, con le alghe e la ghiaietta opalescente. Lui ci teneva ai dettagli.
O mi vedevo metterlo in una boccetta da viaggio e portarlo con me in giro per il mondo. Avremmo fatto tante foto insieme. Sulla 66 route. Col Babbo Natale di Rovaniemi. Sotto casa di Sting.
Faceva delle bolle grandissime. E andava pure a ritmo di Tnt degli Ac/Dc.

Emozione.

E poi.. torno dopo due giorni di montagna, apro la porta, corro dai miei pesciolini per un saluto veloce e.. capisco subito che c’è qualcosa che non va. Oreste è agitato, lo vedo arrivando, gira in tondo veloce veloce e appena mi vede boccheggia vistosamente per richiamare la mia attenzione. Presa dall’ansia mi avvicino e.. una scena orribile.. Orazio nuota a pancia in su, ha una pinna spezzata.

Argh.

Il suo sguardo mi chiede aiuto e io, io non so cosa fare. Continua a nuotare così e io provo una pena immensa per il piccino. Tento di girarlo. Ad un certo punto noto che non si muove più e allora tento una rianimazione, poggio il dito sul suo pancino e inizio a spingere un po’, ma è una scena che il wwf non avrebbe apprezzato, sembrava lo volessi affogare. Eppure continuo perché la disperazione si sa toglie il lume della ragione.

Vivi! Vivi! Viviiiii!

Pare una molla.

D’improvviso il suo rosso si tramuta in amaranto.. le striature arancioni si fanno bianche.. l’ho perso. Così come si potrebbero perdere le lenti a contatto. Ma questo accadrebbe solo se io avessi problemi di vista, che poi in effetti ho, ma io porto gli occhiali, tiè. Da riposo. Ari-tiè. E no, non vuol dire che li metto per dormire.
E così siamo rimasti lì. Muti.
L’impotenza sa essere anche donna, alle volte.


Parte Vicious..
Inforco gli occhiali da sole, metto un foulard sulla testa e appoggio i lembi sulle spalle. Se solo non avessi la capotte...


Adieu, mon amour.


postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 02:26 | link | commenti (8) | commenti (8) [popup]
domenica, 04 febbraio 2007


Oh-o.
Non dirmelo… stiamo andando verso un’altissima cascata!
Già!
Con massi appuntiti!
È un classico!
E andiamo!!



Sì, fa paura a vedersi. Sempre di selva oscura con lonze variegate, occhi di brace e quant’altro si parla. Ma è poi solo un flashback, storia ripetuta tanto quanto le volte che continui a non tirarti fuori dal buco, o caro bruco, che pensi ti protegga e invece stringe solo il petto.

Cazzo fai? Meni il can per l’ aria?

[ Io credo che si diventi pazzi quando il cuore inizia a battere più del dovuto. È tutta una questione di sangue che si concentra in quel muscolo che balla la rumba piuttosto che nel cervello. Ma, infondo questa cosa tocca molti se non tutti. Un mondo di pazzi.
Mi passi il tèèèèè?
E allora c’è poco di cui sentirsi soli.
Fatti più in là, più in là, làààààà].



Orsù dunque, tiriamo palline di mollica di pane nei nostri bicchieri a svuotarsi di acqua perché non sarà certo un buon vinello a portare il buonumore che, presto o tardi, anche io stamperò su una maglietta di cotone e magari gialla (che il giallo fa arbitrariamente allegria mentre per la maggior parte, a me, me fa tanto ittero).
Credo che mi ci vorrà pazienza, una buona fornitura di cuscini e anche una spalla in affitto. Ma non si farà troppo tardi nel frattempo.
Una rivoluzione.
Come le pulizie di primavera, una all’anno. Per ricordarmi che sono stata un essere degno di questo nome solo in tempi successivi all'accettazione di cambiamenti. Anche piccoli, come smettere di non masticare le fruit joy che tanto resistere non puoi. E allora? Cambio, senza questo o quello. Solo con la mano aperta per afferrare il polline che invaderà la città.
Ma che dici, tu?
Perderò la testa nonostante abbia seminato la regina e le sue carte dietro l’angolo, laggiù, e me ne stia qua seduta, dondolando un piede in avanti e indietro, in avanti e indietro.


postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 20:23 | link | commenti (4) | commenti (4) [popup]