NoN E' mAi TrOpPo TarDi
È una settimana che aspettavo. L’ultima colazione in compagnia di quel pessimo dente del giudizio che tanto aspirava a crescere storto ( mandiamolo a stendere tutti insieme per una sorta di rito tribale che ci unirà d’ora in poi sempre più). Alle undici entro dal dentista e già lì sto per compiere un omicidio, seppur involontario comunque omicidio. Si trattava di una nonnina dal golfino rosa pallido intonato con il colore dei capelli che, mioddio, nonnina bella, cambia parrucchiere e che stavo per condurre a morte sicura sbattendole la porta dello studio in faccia dati anche i suoi riflessi arguti. Poi sala d’aspetto.. minuto più minuto meno.. 15 minuti evvabbè.. mi fanno accomodare nella saletta in cui, io, sottolineo, non, e risottolineo, non vorrò mai più entrare. A questo punto si affaccia il dentista che, ebbene sì, è il cugino del famoso Dottor House nonché probabilmente parente di quel vecchio briccone di Dick Van Dike.
Buongiorno cara, tutto bene?
Certo (la sua delicatezza mi colpisce come una frustata..ma non so.. sai com’è.. mi devi levare un dente).
Allora facciamo subito l’anestesia.
Annuisco pensando alla sensazione di formicoloso sbigottimento che prendono le mie guance quando sottoposte a simili esperienze.
Un bel pizzicotto. Ce lo adagia, gagliardo, sulla mia faccia e poi fa all’infermiera nuova "sa signorina è che questa ragazza l’ho vista crescere " (fortuna sua eh, perché io al deperimento delle sue borse da viaggio sotto gli occhi malandrini non ci tenevo affatto!).
Ti senti la faccia come un palloncino? Fa l’infermiera sbucando cinque minuti più tardi dallo stipite della porta.
Mah.. dipende da che tipo di palloncino prendiamo come prototipo. E poi vogliamo ragionare su scala graduata o prendiamo un campione e lo analizziamo per categorie?
E se ne va. Non dev’essere una grande giornata, questa, per gli abitanti del magico e fatato mondo del mio Dentistaus.
Sebbene si divida tra diverse salette perché ottimizzatore di tempi e profitti (parliamo di un uomo in grado di destreggiarsi tra x da trapanare da una parte e y da otturare dall’altra parte), ogni tanto fa capolino sempre più contrariato per sapere “Ha fatto effetto? E non senti più mezza lingua? E metà labbro? Eh ? Eh?” al mio diniego opta per una soluzione drastica “Diamogli una botta”.
Mi scusi? Chiedo tra il faceto e l’obbrobrio. Uomo dal linguaggio ambiguo si riferiva all’insinuazione di altro liquido doloroso nella mia gengiva.
Punturina punturina e punturina, dopo avermi torturato fa all’infermiera pienotta e di giovine età “Prenda il bisturi”.
Il.. il.. bisturiiiiiii?
E, dico, che io un bisturi non so manco bene come sia fatto. A me non mi s’è mai tagliuzzato nulla, uè.
Ma come diceva un vecchio saggio c’è una prima volta per tutto e per equilibri cosmici e sfighe intergalattiche per tutti.
Non oso andare avanti nel racconto dell’episodio, che ammetto mi ha segnato profondamente. Senza contare il fatto che io tengo alla salute di chi è suscettibile a dissanguamenti, carni, gozzoviglie e quant’altro.
Eppure sono sopravvissuta e l'altro ieri ho fatto l’ultimo controllo. Dentatura in buono stato, potrei darmi anche al vampirismo o allo stappamento di bottigliette di analcolici pregiati dal gusto caramelloso e dall’incestuoso insinuarsi nei mercati mondiali per accaparrarsi la maggior parte possibile della canna da zucchero globale.
Sì. Potrei fare tutto ciò. Ma io prediligerò una bella lavata alle mandole acerbe che tanto decantava il buon vecchio Gabriele e subito dopo giù di collutorio.
Il Capitano della pasta dentrificia sarà ben che fiero di me.
Yuppi!