martedì, 29 maggio 2007

Just dropped in
[to see what condition my condition was in]


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martedì, 22 maggio 2007

La pampa delle impressioni


Odio i puzzle.
Puntualmente le tessere non si baciano mai a dovere. Almeno per quel che concerne la mia opinione di oziosa componitrice dei suddetti.

Questi sono solo pezzi. E non si baciano. Tratti, scatti e poi righe e anche quadretti, perché si prende quel che capita sotto mano. [La mano].

Sono prove. Prove di impressioni. Perché le impressioni sarebbero già troppo concrete, lucide. E io di lucido in questo momento vedo solo il cranio pelato del mio vicino al di là della siepe.

Questa premessa è un implicito avvertimento. Di cosa non lo so, ma le minacce danno sempre un tono a tutto. Sono come l'aceto balsamico [no, sulle fragole no!..
                                                                                                     .. e assaggia!
].
Non leggermi. Soggetto sottointeso : tu.




Amletica :
Soffro o non soffro?

Rassicurazione di chi sta, non di chi va :
Io ci sono.

La donna di latta:

Sei diversa.
Lo so.
Cosa?
Te ne sei accorto. Non è quello che dico, è come lo dico. Non è quello che faccio, ma come lo faccio. Si sente?
Sì.
Già, non ci abituiamo mai. Fa strano quando a qualcuno manca un pezzo.

Frastornata :
È quando ci si scopre più razionali di quel che si pensava che ci si spaventa. Quando ci si scopre (enfasi) macchinosamente (pausa) razionali, chini e supini, concordi e non esageratamente affranti. E allora lì che ci si perde. Nonostante la bussola.

Edile sconforto :
Credo dovrebbe piovere. O almeno tirare vento. Che è quello che saprebbe spazzare via i pensieri in una volta sola. Così non resterebbe più nulla in mano, se non quella sabbia che usavamo per calcificare muri che non si capiva se li usassimo da rifugio o se ci crescessero nel mezzo.

Misticamente meteorologa :
Dio. La mia fede inconsistente, se fosse, traballerebbe. E neanche sul tempo potrei fare affidamento. 30° gradi. Eccheccazzo. E le mani sono fredde.

Ciclicamente retorica :
Ci sono giorni. E poi ci sono notti. E poco mi trovo.

Rabbia co(i)mpulsiva:
Fanculo alla quiete. Fanculo al frastuono.

Riferimento sfuggente:

Il nome delle cose. Quello che ti distingue in quanto essere. Un essere diverso dall’altro.
Non è facile sopportare il proprio nome pronunciato senza più quel senso.
In quel momento, in quel modo, si è il solo, l’unico esemplare. Solo e solo con una parola. Basta che muoia un fiato e allora non se ne fa più nulla.

Presa coscienza:
Quel che è stato.
Non so quanto sia indispensabile ricordare il resto.



[Forse dovrei concedermi il velo di lutto. O la fascia al braccio. O una birra.]

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venerdì, 18 maggio 2007



Black by chance

Sì, lo so.
Ma è un momento di grande confusione e si sa che in queste circostanze non si può pretendere la piena capacità produttiva del sistema nervoso cerebrale umano.

E' successo. Cosa vuoi? Capita. Passerà. Come la pioggia, la primavera (maledetta), i brufoli e  il postino.

Nel frattempo, come mi ha consigliato M., devo solo ricordare di ripetere 5 volte al giorno, lontano dai pasti, per evitare rigetti dovuti a sprazzi di mia possibile lucidità :

Si può amare da morire, ma morire d'amore no-oooo!!



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lunedì, 07 maggio 2007

Piccoli scorci di rapporti che stanno o si creano. Perché le parole volendo non sanno di niente. Ma, volendo, anche no.


G. : Nà. Il matrimonio non fa per me.
A.M. : Cosa vuol dire?
G. : Che non penso proprio mi sposerò mai.
A.M. : Ah. Allora tu sei da scartare.
 
[Lui (giovane pischello spaparanzato tra righelli e matite) ci crede. Che ttttenero.]




P. : [Espressione trasecolata] E da dove sei apparsa, tu?





In gelateria. Dietro il bancone. Con le palette in mano.
C. : con sta musicaaaa..
G.  : molto latinaaaa..
Sguardi.
[Balletto molto latino e poco caliente per i clienti ottuagenari.]





L. : E questo ruhm? Da dove salta fuori?

G. : Va a sapere.
L. : Dobbiamo farlo sparire.
G. : [espressione risoluta] Non c’è problema, non c’è problema.




[ conversazione su msn ]
G. : Ciaoooo!:-D
G. : Come va? Stai ok? Tutto bene? :-)
G. : io son andata di qui e di là e ho fatto questo e quello e ora sto preparando questo e quell’altro.  E tu? Eh? Che mi racconti?


V. : tutto ok!

[monosillabico]




Donna x : ciao,  piacere sono F.

G. : ciao.. mmm ma mi sa che io e te ci conosciamo già.. qualche mese fa, sempre qui, eri alla mia festa di compleanno.
F. : ah sì, è vero mi sembrava di averti già visto. E.. cos’è? Di nuovo il tuo compleanno? [di quando l’ebbrezza alcolica perversamente fa elucubrare pensieri con un loro certo qual senso]





[G. nota capo-buono scolarsi una bottiglia di limoncello]

G. : ah, adesso funziona così?
A. : ma no, è che dovevo finirla.
G. : E sì, eh?
A. : E poi sono raffreddato.
G. : [pensa: ingegnoso] Prendo appunti.





[Per gentile e inconsapevole concessione di S.]
[msn]


G. : ahah
S. : e ride.

[mmm..arguto]

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mercoledì, 02 maggio 2007

Woman combing her hair




Si pettina i capelli davanti allo specchio tutte le sere. E qualcuno resta sempre impigliato nei rebbi di quella forchetta che mescola i suoi pensieri. Dovrebbe cambiarla, ma poi non lo fa. Abitudine. Pigrizia. E anche ci fosse un altro motivo, poco starebbe a fare la differenza.

Sul tavolo resta un libro a prendere polvere, una rosa a seccare in un calice con due dita di vino bianco e un suo fazzoletto rosa di bacio.

Si pettina e pensa che i capelli si sono fatti fini negli ultimi anni. Che dalla testa le partono schegge di sè che non tornano più. E che un buon coiffeur avrebbe il suo bel da fare per restituir loro un po’ di vita.


Le ombre non sono una questione di buio. Stanno solo con la luce.

Scuote la testa.

E così, se manca una, non c’è neppure l’altra.



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