sabato, 28 luglio 2007

Per la serie "aneddoti e varie da leggere a casaccio"

Le mie ossa



Poiché non è che all’apparenza si sia molto più di una catasta di ossa, che di calcio se ne intendono come mio nonno che lo definiva la rincorsa di 22 tipacci dietro un pallone, credo che in effetti sarebbe più che naturale se in certi momenti le si potesse fondere con quelle di qualcunaltro a  dispetto di qualsiasi regola universale chimica, fisica, fisiologica, forse etica.

Mia zia, la mia ex zia, acquisita, e in quanto tale dispersasi tra il Kenya, le Mauritius e Torino, che ha rimosso la mia esistenza contemporanea alla sua su questo medesimo pianeta, all’inizio della sua carriera in ospedale segava le ossa. Poi non so che ci facesse, mi auguro non ci giocasse a shangai. Fatto resta che l'inqueitudine si appresta a farti rizzare la cresta.

Ciuoto si ruppe il polso all’età di 5 anni praticando una discesa con una bicicletta senza freni. Pianse parecchio durante la notte, quando tutto pareva ancor solo una botta. Secca, ma solo botta. Lo ritrovai al mattino con un gesso aggrappato al collo, per mezzo di un orrenda fascia blu e verde, intento a disegnarsi una variante di Snoopy sull'avanbraccio in via di calcificazione. Ho sempre avuto il sonno pesante, e lui la discrezione moribonda pari a quella di un topo squittante in un piatto di friarelli.

Ho immaginato una scalata alquanto complicata e avversa quella dei due giganti che tentarono di risalire l’Olimpo, giustapponendo l’uno sull’altro, il monte Ossa e il monte Pelio. Storie di trekking ad alta quota. Mitico!

Il mio primo incontro con un uomo solo ossa è avvenuto alle superiori. Il laboratorio di scienze era in pessimo stato. Ma anche noi avevamo il nostro Mr. Right* di turno. Amavo come sapeva districarsi tra costole sporgenti e un bacino basculante sempre mantenendo quel suo sorriso accattivante.

*L’uomo giusto è quello in stato di decomposizione.

Tra i miei lanciatori di ossa preferiti abbiamo parimerito al primo posto la scimmia di Kubrick e il mio vicino di casa. Lui e la sua passione che non potrei definire che insana per il suo cagnetto dall’abbaio facile.

Quand’ero più piccola, scoprii che bisogna bere molto latte ( i bambini di oggi possono berne di  meno perché tanto ci sono i choco pops che sono arricchiti di vitamine e calcio) per permettere una crescita ossea ottimale grazie a Esplorando il corpo umano. Ovviamente, dati i risultati, direi che avevano torto marcio.

Il mio scheletro preferito, sebbene potrebbe avere diritto di vittoria indubbia quello di Johnny Depp, è Jack Skeletron, re delle zucche, arrabattatore di storie infide e rabbrividevoli, continuatore plastilinoso di trame orrorifiche, cabarettista della città di Halloween, nonché controfigura di chi so io.

Il pollice del ragazzino che mi piaceva alle elementari venne accidentalmente frantumato dal passo poco agile di una compagna di classe. Lo rassicurai con una filastrocca dai poteri magici sfornata sul momento solo per lui. A nulla valsero i miei sforzi. Già andava in giro col pollice, per forza di cose, all’insù declamando “Ehi” ad ogni angolo e facendo cascare esanime le sue ammiratrici. Il potere di Fonzie era con lui.



Poi ho trovato questo. E la mia visione sull’apparato locomotore umano si è ampliata.

Marcatamente osseo, allietato da una schiera di redivivi guerrieri, di subacquee creature emerse dal passato e da un amore pelle e ossa scuoiato da decibel che assassini baffuti disperdono nell’aere macchiata dal sapore di pellicola tutta Holliwood e drive-in.

Ossa, un video di Tim Burton per una canzone dei Killers.




Tratta bene le tue ossa, sia mai che tu abbia da sentire le tue sulle sue.
Perché non è solo questione di pelle, alle volte.

postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 16:04 | link | commenti (11) | commenti (11) [popup]
domenica, 15 luglio 2007

La vita che vorrei...



...E cose che poco devono contare.


È questione di letto. Ci si ballano tanghi o chiari di luna.
 
Se ci fosse stato sentimento avrebbe  acquietato il mio modo d’essere.
Invece di ricevere pacche sulla testa perché sono piccola, ma mi ci conformo bene, nelle più fumettose e rockeggianti lenzuola.

Allora mi chiedevo cosa significa essere piccola.
Se è una questione anagrafica. Che tu sei vecchio.
Se è una questione di aspetto. Che io pare sia ancora troppo poco rugosa.
Se è una questione di maturità. Perché io ne ho più di te.
Se è una questione di ebbrezza. Allora siamo in due.
Se significa che sto diventando cinica, ma non lo sono ancora abbastanza. Che io stare viva non so che vuol dire.


Per ora, mi soffermo a pensare al blu di un livido che fa fatica ad andare via. Ma che già sfuma.



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Retifica post delirio febbrile da tonsillite
(a luglio, perdio)

Non tutti stanno così.
Apprezzo quei trentenni i cui pensieri come foglie si accrestano su onde d'alto mare sciaquando dai miei capelli ricordi da annebbiare.
Apprezzo quei venticinquenni che saltellano di notte, letteralmente, di palo in frasca (Frasca) tra mici indemoniati e birre calde.
Apprezzo quei ventenni che le hanno azzeccate tutte, a parte le vie giuste, ma che sanno di buono fino al midollo.

Apprezzo un sacco. Così mi risollevo, per quindi sorvolo.




postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 04:24 | link | commenti (12) | commenti (12) [popup]