sabato, 17 novembre 2007

Sapresti dargli un titolo?


Quando ero piccola, ma non abbastanza per iniziare già a sparare boiate colossali, mi misi ad insegnare a nuotare ad una bimba terrorizzata dall’acqua. Le raccontavo che l’acqua era dominio di un re poseidonico che ai bambini buoni dava una spinta per tenerli a galla. Che lei non sarebbe andata giù se si fosse fatta semplicemente sospingere. Lei c’ha creduto perché quando si è piccoli bocia ci si fida degli altri. E se ti dicono che se sei buono non vai giù, tu ci credi.


La boiata non stava tanto nel discriminare i bambini cattivi, quanto nel dare troppa fiducia ad un re che di magnanimo non c’aveva nulla.
Così ti trovi a pochi giorni dai tuoi 23 anni e ti chiedi perché lui, che non ne spegnerà 23, sia andato giù e preghi, tu che non preghi mai, che non fosse troppo buio.


Gonzalo Aguilar è un nome che rimbomberà nella mia testa per associazioni, per collegamenti neuronali, guardando una penna o una sveglia digitale. Lui che di sveglie da impacchettare me ne portava a decine, perché quelle le sapeva vendere proprio bene.
Si spostava la ciocca di capelli neri dagli occhi e sorrideva un po’ strafottente, conscio che bello lo era, ma con quel tipo di garbo che non ti rodeva affatto.
Era bello e sorrideva, lo trovo così in un cassetto.
Poi immagini la pena. La mamma, i fratelli, gli amici. Quelli che della musica vogliono fare un sfondo all’assenza, perché la pace non si trova così, ma la musica lega tutti e allora stiamo insieme, che siamo più forti.


Dirò “è morto” perché la mia professoressa d’italiano diceva che non si usa questa parola.
"Si dice: è mancato, è dipartito, non c'è più".

E’  troppo audace, diceva.
Perché non sappiamo figurarcela, la morte, perché ne abbiamo una fottutissima paura.

E io, perdio, se ce l’ho. Ma oggi me ne sbatto.
Perché lui è andato e non mi va,
perché lui è andato e non mi era mai successo,
perché lui è andato e non torna, capisci??
Ma a tratti resta. Nella testa, e rimbomba.


Stasera sono sciolta e già vorrei ricompormi. Stasera ti penso e ti lascio qui. Dentro.

postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 21:18 | link | commenti (22) | commenti (22) [popup]
martedì, 13 novembre 2007



Trovami un capo e poi una coda.


 

 
Ti spiego. Sono d’istante.

I problemi nella vita sono altri e lo so e lo sai tu.
C’era la mamma di quella bambina che una volta mi ha detto: “ Io il tg non lo guardo più ” che è discutibile, ma, anche io, almeno una volta l’ho pensato.
Trasmettere le notizie più tragiche all’ora di pranzo e cena dev’essere parte del piano del Ministro della salute per sconfiggere l’obesità del popolo italiano.
Ho sempre creduto che il mondo sia come noi lo facciamo sa molto di Doris Schwartz e probabilmente Jodie Foster, nel celebrare l’apoteosi dell’idealismo con questa frase, un po’ si ispirò anche a lei. Però anche io c’ho sempre creduto, nonostante mi sia persa un sacco di balletti Coco & Leroy.

Stavo di certo sognando quando, l’altra notte, zampettando, mi si avvicina un pinguino e con fermezza, come se poi quello fosse proprio il suo mestiere, gira un cartello, stretto tra le pinne che sanno di acqua e ghiaccio e limonata, con scritto dis laif is a disaster.
Dico, pure i pinguini.
Se anche un mammifero sfenisciforme mi lamenta questa circostanza, la cosa si fa per lo più preoccupante.
Così ho deciso di dare una svolta alla mia vita. Poi è passato un tram, m’ha scacciato questo fugace e sagace pulviscolo di pensiero dalla testa e sono tornata a costruire castelli di pongo arancione.
Poi mentre quintali di pongo cadevano mossi dal vento degli ultimi giorni, ho pensato ad altro, ed ho rimembrato che per quanto piccoli, ognuno c’ha i suoi guai.

Sei giovane, baby. È naturale che ti faccia male. Ma con il passare del tempo queste cose saranno sempre meno importanti. A 20 anni brucia da far male, a 40 anni brucia solo un pochettino e a 50 non lo senti più.

Si sente odore di parafrasi perché se davvero l’avesse scritta così, Bukowski,
avrebbe anche
puntualizzato che a 50 non lo senti più perché sei di colpo schiattato per l’esplosione di un fegato,  ormai appendice sganghera di un corpo assoldato dal vizio.
Ma ben ci sta come pensiero, giacchè  a ventanni, sì, l’orgoglio sa corroderti come una bistecca nella Coca Cola; a quaranta sei sopraffatto dalla decina mucciniana precedente che di frutti ne dà a dovere e c’ho le prove, come diceva Libero quando denigrava la Telecom ( o era un altro?); a cinquanta lo spalmi di creme antirughe botuliniche per non far trasparire e traspirare le rughe che c’hai dentro.

Girerà tutto nel verso giusto il giorno in cui i puffi obbligheranno Gargamella a rifarsi le sopracciglia e io andrò di fratta in fratta or congiunta or disciolta chi sa dove, chi sa dove!

E, come disse poi ripetutamente il primo creatore di caramelle, bon.

postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 22:54 | link | commenti (11) | commenti (11) [popup]