martedì, 28 ottobre 2008

Poi c’è il problema delle olive



Non si capisce perché da una parte si facciano il segno della croce e dall’altra c’abbiano un buco.
Che poi il buco è un po' come se finisse nella croce, che però è talmente piccola,
che se guardi un’oliva dal buco sembra solo che non finisca mai perché è troppo buio dentro.
E il nocciolo della questione?
Insomma è un po' come la storia di quel tipo buffo che dentro
una tazzina di caffè
ci vedeva un universo intero.
Ohibò.

postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 05:31 | link | commenti (7) | commenti (7) [popup]

Se fossi...


Se fossi una pastiglia di valeriana sarei troppo stanca per far addormentare qualcuno.


Così esordiva una pastiglia di valeriana che di problemi ne aveva, e pure seri. Il referto citava

"schizofrenia avanzata"

Si credeva una goccia di Valium. Probabilmente non è da sottovalutare una qual certa predisposizione anche alla megalomania.
Guardava questo suo sogno selvaggio, con quell’ardore con la quale si può gustare il sottolingua di un iperteso.
Non che si facesse imbrigliare da solide fandonie, pregava tutte le mattine, sia chiaro, perché dio è così buono. Tutto panna e cioccolato, se lo immaginava.

postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 05:26 | link | commenti | commenti [popup]

Pensieri dell’uomo che girava un’oliva tra le dita del piede e stava al tavolo là infondo.





Sostanzialmente al bancone di un bar non si può far altro che ascoltare il tintinnare di una cassa che scorre scontrini, e il barista, Joe, che beve mentre sua moglie lo aspetta, con in testa mille bigodi senza preoccuparsi mai dei bagordi con cui Joe, povero Joe, trascorre la serata.


Come va?

Sempre la solita storia, Joe.


 
Sempre la solita, tutte le sere. Non una bionda, o rossa, o nera. È nata con i capelli blu, come si vede nei cartoni animati con gli occhi tondi per nascondere le mandorle, e dentro alla testa le ballano tanti cerini che non sa nemmeno accendere, che rischia di bruciarsi, i capelli. Blu. Rossana, fa di nome e si butta sempre sotto le luci rosse per scaldarsi come fosse un pulcino che ha bisogno di crescere e di nullaltro di diverso nella sua vita che finirla.


15 passi, gli occhi sulle bolle della piazza che cerchio a cerchio, le luci le fa intorno alle sue pareti di bolla. Bolla si sbolla quando toni diversi, uno su uno, a passi, fino a 15 la incalzano.


Ho visto un uomo pedalare, come di quelli che sembrano in ritardo e poi capisci che sono in ritardo da una vita, che non è un episodio a sé, ma è la vita che gli sfugge e la rincorre, che se la perde, guai a lui. E c’era quest’uomo, con la bici, che correva, la bici, che era molto più sveglia di lui e non sapeva come sarebbe finita, ma nel frattempo correva. Glu glu. Beveva. E arrivato al bar, da Joe, non si capacitava di come la cassa e i bicchieri e le bottiglie e gli stappi e i rutti e le risatine delle donnine si fondessero in una fisarmonica. Come fosse stato un concerto in una notte lunghissima, di quelle che non è che hai paura come una vampiro o paura come chi pensa di aver perso un giorno in più, ma hai paura solo un poco di non vedere che cadi e le luci  uscire dalla stanza, lasciando imploderti nel buco nero prodotto dalla bolla. Quella di prima che correva sulla bicicletta facendo il giro di Piazza Vittorio.


Dietro, nascosta, manco fosse stata una bambina, ci stava quella nonnetta che tutti chiamano Bambina. Nessuno, fin da quand'era piccola, si era mai ricordato il suo nome.
Bambina sapeva di talco e anche un po’ di pesca che forse il sapone o i capelli suoi sapevano un po’ il rosa e il giallo che si mescolano sulle pesche, quelle buone.
Anche lei, una volta, l’ho vista correre. Sembrava molto più veloce di quello che si sarebbe potuto pensare, o forse era la città che andava molto più piano del solito. Si fermava, poi.
 


postato con gaudio e giubilo da: giolee alle ore 05:21 | link | commenti (5) | commenti (5) [popup]