Dentro un giorno sempre uguale
Quelle luci fredde e una corsia d'ospedale…
Via da questi luoghi, via da vecchie paure
Via da questi sguardi e dalla noia volgare
Via dal pregiudizio, gonfio di violenza
Dalle polveri sottili dell'indifferenza.
Draaan
drAAaN
DRaaaN
DRAAAN.
Mai sentito trillo più sconquassante. Perdio.
E nessuno, nessuno, a vedere che succede. Che sia vomito, sangue, piscio, pianto.
Il dolore assuefa.
Le lenzuole ruvide sono marchi dermici tatuati con qualche santo della nonna appiccicato affianco. La flebo non si fa sentire. La crisi viene a galla, da sconnessioni cerebrali, sbatte violenta le vene che penso formicolino per sfottio, quando alla vulnerabilità umana non ci pensavo nemmeno.
Ho passato il tempo a leggere in occhi fissi, che relatizzavano l’immobilità e smuovevano tutto.
Ho passato il tempo a leggere il pensiero di chi non sapeva connettere sillabe l’una con l’altra.
Ho passato il tempo a chiedermi quanto mi sarei dimenticata in fretta di tutto quello.
E' passato.
Mi sento poi solo più vecchia, e nessuno se n’è accorto.
Spazio per immaginare.
Le parole sono sopravvalutate e il tempo è lì che aspetta un passo in basso, nel fosso. Più giù.
Se non ti sei mai visto sprofondare, benvenuto.
Nb: Domani è un altro giorno, non facciamo i precipitevoli.